Facciamo ordine sulla pubalgia

Pubalgia significa letteralmente dolore in sede pubica.

È la descrizione di un sintomo riconducibile a varie problematiche, ma purtroppo molto spesso viene fatto passare come diagnosi, o, ancora peggio, diventa un’ autodiagnosi da parte di chi ne soffre.

Dire pubalgia equivale a non dire assolutamente niente riguardo all’origine del problema.

Il dolore pubico può derivare da più di 70 patologie diverse, di cui le più frequenti sono:

  • Tendinite dei muscoli adduttori (muscoli della parte interna della coscia) o addominali
  • Artrosi della sinfisi pubica
  • Instabilità della sinfisi pubica
  • Ernia inguinale
  • Calcoli renali
  • Compressioni del nervo a livello della colonna

Vista la varietà di cause, di cui queste sono solo alcune, davanti a una pubalgia è necessario un inquadramento diagnostico ben preciso, in modo da evitare terapie inutili o dannose.

Non si può pensare di trattare una pubalgia senza aver prima escluso cause di origine viscerale, cioè relative a problemi agli organi interni.

Negli ambienti sportivi è frequente l’autodiagnosi del problema. Ci si affida spesso a ‘’trattamenti riabilitativi’’ sommari e non di rado si vede consigliare il rinforzo dei muscoli addominali come panacea di tutti i mali. Niente di più sbagliato! E ora andiamo ad analizzare il perché.

 

La cosiddetta sindrome retto-adduttoria è la causa più frequente di dolore pubico tra gli sportivi .

Si tratta di una sindrome dolorosa in sede inguinale dovuta a una tendinopatia inserzionale dei muscoli adduttori e del retto addominale (la famosa ‘’tartaruga’’). In parole più semplici è un’ infiammazione dei tendini di questi muscoli che vanno a inserirsi proprio sul pube. L’ infiammazione è la prima causa del dolore in questa sindrome.

Gli sportivi più colpiti sono i calciatori e  gli atleti che fanno corsa ad ostacoli. Questa prevalenza è dovuta al gesto tecnico, che prevede un uso degli adduttori maggiore rispetto ad altri sport. A questo si aggiunge il problema dell’intensa preparazione atletica in cui molto spesso gli atleti vengono sovraccaricati di esercizi ripetitivi (e spesso eseguiti male) per il rinforzo degli addominali. Tutto ciò a lungo andare provoca una sofferenza dei tendini di tali muscoli che si infiammano e danno origine al dolore. Il movimento ripetuto crea sovraccarico sui tendini perché è un gesto che in natura non esiste.

Se si insiste con il potenziamento di questi muscoli non si fa altro che alimentare il problema.

Il trattamento per la sindrome retto-adduttoria necessita della diagnosi precisa di quali siano i tendini interessati dall’infiammazione, possibile solo attraverso un’ ecografia, e di un’ immagine precisa delle ossa del bacino, attraverso la radiografia.

È necessario valutare se ci siano asimmetrie delle ossa del bacino, rotazioni delle anche o dell’ osso sacro.

Bisogna poi valutare se sono presenti retrazioni (accorciamenti) dei muscoli posteriori  o anteriori della coscia, o alterazioni posturali particolari.

Per curare una pubalgia da sindrome retto-adduttoria bisogna senz’ altro intervenire su tutto il sistema composto dal bacino, muscoli del pavimento pelvico, muscoli degli arti inferiori e sulla vertebrale, con particolare attenzione alla colonna lombare e all’ osso sacro.

Bisogna ridurre l’attività dei muscoli addominali e adduttori, lavorando sugli antagonisti, cioè su quei muscoli che compiono il movimento opposto.

In questo lavoro riabilitativo si inseriscono poi protocolli specifici per il trattamento delle tendiniti, che permettono di ripristinare la salute del tendine sofferente.

Il lavoro sulla pubalgia è un lavoro complesso, che richiede conoscenze sull’ anatomia e la fisiologia del bacino e delle strutture collegate.

È un lavoro globale.

Se tutto il sistema ritrova il suo equilibrio la sintomatologia dolorosa non può far altro che ridursi.

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